La scadenza del Trattato New START, prevista per il 5 febbraio 2026, rappresenta un momento di estrema gravità e responsabilità per la comunità internazionale. Con la fine di questo accordo, verrebbe meno l’ultimo strumento di controllo degli armamenti nucleari tra Stati Uniti e Federazione Russa, i due Paesi che da soli detengono circa l’87% delle armi nucleari esistenti al mondo, una quantità sufficiente a devastare il pianeta e soprattutto l’Umanità che ci vive molte volte. Secondo la Federazione degli scienziati americani la Russia possiede 5.459 testate nucleari e gli Stati Uniti 5.177. Nel 2024, secondo le elaborazioni della International Campaign to Abolish Nuclear Weapons, la Russia ha speso l’equivalente di 8,1 miliardi di dollari in armi nucleari e gli Stati Uniti 56,8 miliardi. Anche a causa del continuo aumento delle minacce nucleari, pochi giorni fa il Bulletin of Atomic Scientist ha portato il cosiddetto “Orologio dell’Apocalisse” (Doomsday Clock) a 85 secondi dalla catastrofe, mai così vicina da quando questo strumento di analisi è stato fondato a metà del XX secolo.
Da sempre la mobilitazione “Italia ripensaci” (promosso da Rete Pace Disarmo e Senzatomica – Fondazione Be The Hope) sottolinea come il controllo degli armamenti non sia un fine in sé, ma un passaggio minimo e indispensabile per ridurre i rischi immediati e aprire la strada al vero obiettivo: il disarmo nucleare, inteso come riduzione irreversibile e verificabile delle testate e dei sistemi di lancio. Senza trasparenza, verifiche, ispezioni e meccanismi di fiducia reciproca, il rischio di escalation, incidenti e lanci accidentali aumenta in modo drammatico.
La fine del New START rischia di inaugurare una fase di totale assenza di limiti sul numero e sulle tipologie di armi nucleari dispiegabili, alimentando tensioni e una nuova corsa agli armamenti. Già oggi la fiducia tra Washington e Mosca è fortemente compromessa, anche a causa della sospensione di alcune misure di “confidence building” legate al Trattato. La sua scomparsa non farebbe che aggravare un clima di sospetto che rende il mondo meno sicuro.
È fondamentale ribadire una distinzione spesso ignorata nel dibattito pubblico: il controllo degli armamenti non equivale al disarmo. Il primo mira a gestire e bilanciare arsenali esistenti; il secondo punta alla loro eliminazione. In un contesto internazionale segnato da crisi profonde e conflitti aperti, non è meno disarmo che serve, ma di più: proprio nei momenti di massima tensione, misure di controllo e iniziative di disarmo diventano ancora più urgenti e necessarie.
“Italia ripensaci” chiede che la scadenza del New START non venga utilizzata come pretesto per accelerare una nuova corsa agli armamenti nucleari, ma come occasione per avviare immediatamente negoziati seri e ambiziosi per la denuclearizzazione, coinvolgendo progressivamente anche gli altri Stati dotati di armi nucleari. Nel frattempo, è essenziale che Stati Uniti e Russia si impegnino a rispettare le disposizioni del Trattato, in particolare quelle sulla verifica e sulle notifiche, per preservare un minimo di fiducia e guadagnare tempo per un accordo successivo, indipendentemente dal suo valore legale.
Ribadiamo inoltre che l’unico quadro realmente coerente con l’eliminazione delle armi nucleari è il Trattato sulla Proibizione delle Armi nucleari (TPNW), già firmato o ratificato dalla maggioranza degli Stati del mondo. L’adesione a questo Trattato da parte di tutti i Paesi, inclusi quelli nuclearmente armati e i loro alleati, resta un passaggio imprescindibile per liberare l’umanità dalla minaccia nucleare.
L’Italia, come Paese che si dice impegnato per la pace e la sicurezza internazionale, non può restare in silenzio. È il momento di scegliere se accettare un futuro sempre più instabile e pericoloso, o lavorare con decisione per un mondo libero dalle armi nucleari. Italia ripensaci continuerà a chiedere che il nostro Paese stia dalla parte del disarmo, del diritto internazionale e della sicurezza umana, non della deterrenza nucleare.