Luca Barcellona, le mie parole contro tendenza

02/01/2023

Luca Barcellona

di Carlo Abrate e Sole Becagli 

Senzatomica si sta rinnovando con un grande progetto che coinvolgerà una nuova mostra e il restyling completo della campagna, grazie a un team composto da Studio Pitis Associati, Sunday Bureaux, Gold Enterprise, Anna Barbara, Giuliano Tedesco e Luca Barcellona.
Luca Barcellona è un calligrafo di fama mondiale, ha lavorato con brand di spicco a livello nazionale e internazionale. Lo abbiamo incontrato per approfondire la sua collaborazione con Senzatomica.

Luca Barcellona

Come è nata la sua passione per la calligrafia?

Io mi occupo di dare un’estetica alle parole e di fare arte attraverso grafica, calligrafia e lettering. Anche la musica per me è fondamentale, sono tutti mezzi che uso per trasmettere un messaggio, basandomi su diverse modalità di comunicazione. Non fa differenza il mezzo che utilizzo, quello che conta è l’effetto che emerge. La prima volta che ho visitato Senzatomica nel 2015 sono rimasto quasi folgorato, in particolare dal concetto di disarmo interiore. Viviamo sempre di più in un mondo polarizzato e questo fenomeno viene enfatizzato dai social. Spesso non siamo concentrati sul criticare un concetto, ma sul criticare e attaccare una persona. A quel punto si passa a una strategia armata e si è pronti a difendersi dall’altro, dal “diverso”. La miglior risposta a questa tendenza umana è il disarmo verbale e interiore promosso da Senzatomica. Quando ho iniziato a lavorare con Massimo Pitis al nuovo progetto della mostra, è successo qualcosa di magico, quasi mistico: disegnando la forma dell’atomo automaticamente all’interno si è formato un cuore, è venuto quasi da sé. Questo rappresenta il concetto che tutto parte dal cuore, tutto parte dalla nostra umanità. 

 

Come riesce a usare l’arte calligrafica per tradurre messaggi anche più profondi? 

Da bambino spesso mi chiedevo chi avesse fatto la scritta sulla carta delle caramelle o sulla confezione dei cereali e ho capito che volevo fare quello. Credo che ciascuno di noi abbia delle doti, ne abbiamo sempre molte di più di quelle che utilizziamo. Spesso queste capacità vanno risvegliate, stimolate e coltivate partendo dallo studio. Io ho fatto un percorso eterogeneo, sono passato dal writing alla cultura hip hop, sono sempre stato una persona attratta per natura dalle strade non battute e rivoluzionarie. La mia non era una strada che stavo inventando da zero, ma un percorso che era stato perlopiù abbandonato. Mi sono dedicato alla calligrafia in un momento in cui per tutto si usavano i computer. Scrivere era diventato per me un gesto controcorrente e col tempo è diventato il mio lavoro. Tutte le volte che creo un logo, un’immagine per qualcuno o una copertina di un libro, scopro mondi nuovi, entri in realtà lontane e utilizzi le tue abilità creative per comunicare un valore. Per Senzatomica è esattamente così, e sono coinvolti talenti diversi che lavorano per uno scopo comune. In questo processo, il lavoro di squadra è fondamentale. Quando vedi un bel film o un bello spettacolo a teatro, il successo è corale: ognuno ha fatto la sua parte, ognuno è bravo in qualcosa, senza tentare di sopraffare o di emergere più degli altri. Mi ha colpito molto il concetto buddista di credere profondamente nel potenziale trasformativo di ogni essere umano. È importante essere una scintilla che possa generare un cambiamento, è un’energia virtuosa, un flusso che va a influenzare la comunità più prossima a noi, le persone a noi vicine.

 

Quanto è importante l’arte unita all’attivismo?

Scrivendo ho accesso alle parole di altri, con una frase scritta nel modo giusto posso amplificare l’efficacia di un messaggio. Mi piace collegare questo meccanismo con la metafora del battito d’ali della farfalla. Attraverso la calligrafia, le persone entrano in contatto con un atto meditativo, di ribellione verso i ritmi frenetici che il lavoro e la vita ci impongono, è un modo di riprendere dei ritmi più umani. La parola umano è una cosa che ritorna tanto nella calligrafia, perché essa è realizzata dagli uomini: la nascita della scrittura ha segnato il passaggio dalla preistoria alla storia. In un mio libro recente,  “Anima e inchiostro – Scrivere a mano come pratica per migliorare se stessi” riporto proprio questa riflessione. Scrivere a mano non è un vezzo, è un modo per visualizzare i pensieri e, nel caso della calligrafia, per dare un vestito ai pensieri stessi. Quando scriviamo, attraverso i segni che lasciamo diamo la nostra forma alle parole. I pensieri, non tangibili, diventano fisici. La capacità di assorbire dei concetti e quella di fissarli sulla carta con una penna o una matita sono strettamente collegate, basta ricordarsi come abbiamo tutti imparato a studiare a scuola prendendo appunti per iscritto, non solo per memorizzare, ma per interiorizzare i concetti. È vero che la gente probabilmente smetterà di scrivere, ma non smetterà di fare calligrafia perché noi siamo sempre alla ricerca del bello e di umanizzare quello che abbiamo attorno. Quindi quello che ho fatto per Senzatomica non è nient’altro che dare un volto, un’immagine umana a quello che sono i pensieri e i concetti che ci sono dietro. Da un gadget a una parete gigantesca, quello che posso fare io è fissare dei pensieri e dargli la mia forma, forse qualcuno le porterà con sé, ne verrà ispirato, sarà quel battito d’ali della farfalla.

 

Quale incoraggiamento si sente di dare a studenti, giovani e giovanissimi su come trasformare la propria passione in un lavoro di successo e di impatto sociale? 

“Try to be yourself: everybody else is taken.” recita una delle mie frasi preferite di Oscar Wilde. Costa fatica essere sé stessi, e non la brutta copia di qualcun’altro. Quando ho iniziato a fare calligrafia, ho sempre avuto dei punti di riferimento, ma ringrazio il momento in cui ho capito di non aver più bisogno di seguirli per esprimermi. Ho compreso (anche a mie spese) che non c’è nulla di più stupido di fare l’artista cercando di essere un altro artista. Io posso imparare le tecniche, ma non posso avere le idee di un altro. Se tu ci credi, se sei hai veramente passione nel fare una cosa, la gente lo sente e penso che parta tutto da lì: da quanto è sincero o meno l’approccio in quello che fai. Quindi se dovessi dare un consiglio a qualcuno, è quello di dare valore alle idee in cui crediamo veramente, fregandosene dei giudizi anche se completamente fuori dal coro, piuttosto che accodarsi a quello che già “funziona”. Perché tutte le rivoluzioni, anche le più grandi, partono da qualcuno che alza la mano e dice “a me così non va, sentite la mia idea”. Ecco, abbiamo bisogno di queste persone, sempre di più. In tutto questo, la difficoltà vera è riuscire a fare valere le proprie idee senza imporle in maniera sorda ma dialogando. A me capita molto spesso di dover fare dei compromessi e lavorare con delle committenze, con imposizioni spesso possono peggiorare il mio lavoro, oppure con cui non sono eticamente d’accordo: credo sia una specie di arte trovare un equilibrio in questi casi, creare una situazione dove si esce soddisfatti entrambi, facendo qualche passo indietro senza rinunciare completamente alle proprie convinzioni. Ognuno di noi ha il potere di realizzare qualcosa, seppur piccola, ogni grande impresa è fatta di piccole unità di misura che fanno la differenza se sommate.