Armi nucleari, 5 punti cruciali dal Nuclear Ban Monitor 2026

13/04/2026

Il mondo oggi si trova davanti a un bivio. Lo evidenziano i dati del Nuclear Weapons Ban Monitor 2026, il rapporto annuale pubblicato da Norwegian People’s Aid in collaborazione con la Federation of American Scientists, che analizza le politiche nucleari dei 197 Stati e i progressi verso il disarmo, prendendo come riferimento il Trattato sulla proibizione delle armi nucleari (TPNW), primo strumento internazionale che vieta completamente sviluppo, possesso, minaccia e uso di armi nucleari. Dal rapporto emergono cinque punti cruciali che delineano con chiarezza lo stato attuale e le prospettive del rischio globale.

1. DIVISIONE GLOBALE: 99 STATI PER IL DISARMO, 42 RAFFORZANO IL NUCLEARE: i dati mostrano una realtà divisa. Da una parte 99 Stati su 197 hanno aderito al TPNW, ormai affermato come strumento globale sempre più centrale; dall’altra 42 Paesi (9 Stati nucleari e 33 “ombrello”) continuano a rafforzare il ruolo delle armi nucleari nelle politiche di difesa.

2. AUMENTO DEGLI ARSENALI: 9.745 TESTATE NEL 2026 (+141 IN UN ANNO): le testate nucleari disponibili hanno raggiunto quota 9.745 nel 2026 (+141 in un anno) con una potenza equivalente a oltre 135.000 bombe di Hiroshima. Il totale complessivo degli arsenali nucleari che comprende anche le armi nucleari ritirate, è quindi più di 12mila. Il Nuclear Weapons Ban Monitor osserva che un numero crescente di Stati collegati ai nucleari sta assumendo un ruolo sempre più diretto nelle esercitazioni di attacco nucleare e nel supporto convenzionale alle operazioni nucleari.

3. RISCHI IN AUMENTO: OLTRE 4.000 TESTATE PRONTE ALL’USO: l’aumento delle testate schierate pronte all’uso, circa 4.012 su missili, sottomarini e basi aeree, accresce i rischi di escalation rapida, errori di calcolo e uso accidentale. Il Nuclear Weapons Ban Monitor 2026 evidenzia così una contraddizione. Mentre cresce il sostegno al disarmo attraverso il TPNW, gli arsenali nucleari continuano ad espandersi e modernizzarsi.

4. 2026, ANNO CRUCIALE PER IL CONTROLLO DEGLI ARMAMENTI: il report conclude che il mondo si trova davanti a un passaggio cruciale: “Il mondo si trova a un punto critico. Le scelte che i leader politici faranno nel 2026 saranno decisive”. La direzione è chiara: continuare a investire nella deterrenza nucleare o rafforzare gli strumenti di disarmo e cooperazione internazionale. Il Ministro della Difesa Guido Crosetto ha recentemente richiamato la gravità della fase internazionale, sottolineando i rischi di escalation e la necessità di non dimenticare le conseguenze di Hiroshima. In questo contesto, il 2026 rappresenta un anno cruciale: gli Stati parte del Trattato di non proliferazione nucleare (NPT) si riuniranno a New York dal 27 aprile al 22 maggio, mentre a novembre si terrà la prima Conferenza di revisione del TPNW. Questi appuntamenti si inseriscono in una fase segnata dall’indebolimento del controllo degli armamenti e dalla scadenza di accordi bilaterali, rendendo centrali strumenti multilaterali e misure di riduzione del rischio come il “non primo uso” (No First Use), un impegno che può ridurre il rischio immediato di conflitto nucleare e rappresentare un passo verso una sicurezza condivisa.

5. EUROPA E SOCIETÀ CIVILE: OSTACOLI E NUOVE SPINTE AL CAMBIAMENTO: il rapporto evidenzia inoltre uno squilibrio regionale: il sostegno al TPNW è ampio in Africa e nelle Americhe, mentre l’Europa rappresenta il principale ostacolo alla sua universalizzazione (33 Stati su 47 contrari; 88% degli Stati “ombrello” europei).

Allo stesso tempo, cresce il coinvolgimento della società civile: la mostra Senzatomica a Grugliasco (TO), promossa dalla Fondazione Be the Hope, conclusasi l’11 aprile, è stata visitata da 19021 visitatori di cui 5771 studenti.

Il TPNW e il principio di “Non primo uso” rappresentano passi concreti in questa direzione, ma il cambiamento più profondo resta culturale: costruire una visione della sicurezza fondata sulla responsabilità condivisa e sul valore della vita, mettendo al centro le persone.