Invasione dell’Ucraina: dichiarazione dal Toda Instituto of Peace

13/04/2022
Riportiamo la dichiarazione di Kevin Clements, Direttore dell’Istituto Toda per la Pace, pubblicata il 28 febbraio, all’inizio dello scoppio della guerra in Ucraina.
Il Direttore sottolinea i punti fondamentali per non scendere a compromessi con la violenza e l’aggressione e “cercare di trasformare questo in un momento di insegnamento e applicare i valori nonviolenti alla crisi”, in quanto – ci ricorda – “l’unica via per la pace è quella costruita attraverso mezzi pacifici”.

Come ricercatore di pace da oltre 40 anni, sono inorridito dal fatto che nel 2022 si cerchi di dare un senso all’antiquata invasione tipica del XX secolo, volta a stravolgere i confini e ad appropriarsi della sovranità. Questa guerra è il più sfacciato atto di aggressione transnazionale che ho visto dalla Seconda guerra mondiale e una grande violazione della Carta delle Nazioni Unite.

La guerra è un assalto al principio di non interferenza e un chiaro atto di aggressione internazionale. Il suo iniziatore, il presidente Putin, continua a cambiare idea sul perché l’abbia cominciata e continua a tenere il pubblico russo all’oscuro del suo scopo. Ha incaricato i suoi media di non chiamarla invasione e sta stringendo in una morsa i manifestanti pacifisti russi e gli intellettuali pubblici che si oppongono alla guerra. La guerra è l’atto irrazionale di un uomo disperato per l’attenzione del mondo e il desiderio di riacquisire i territori perduti della Russia imperiale.

I miei pensieri e le mie preghiere vanno in primo luogo verso tutti coloro che sono diventati rifugiati; tutti coloro che hanno scelto o non hanno scelta se non quella di rimanere a casa e ora vivono nella paura e nella disperazione esistenziale. Vanno verso tutti i milioni di famiglie immerse nel dolore per la perdita dei loro cari.

La guerra non è mai la risposta a nulla. Non risolverà le ansie del presidente Putin sulla possibilità di un’adesione dell’Ucraina alla NATO o sui suoi più ampi sentimenti di insicurezza. Al contrario, l’aggressione di Putin e il tentativo di restaurare la Russia imperiale genererà dolore, lutto, trauma e un’insicurezza a lungo termine. Contravviene a tutti i principi fondamentali di coloro che desiderano veramente la pace.

Il presidente Putin ha demonizzato il nemico chiamando i leader ucraini nazisti e corrotti; lui e il suo Ministro degli esteri non erano interessati a negoziati in buona fede e, lungi dal cercare soluzioni collaborative, ha scelto la via della forza e della coercizione. Non c’era alcun desiderio o volontà di perseguire soluzioni nonviolente per risolvere apparenti problemi in arrivo.

Al contrario, l’invasione russa dell’Ucraina ha riattivato ricordi dolorosi dell’invasione tedesca dei Sudeti e della Polonia all’inizio della Seconda Guerra Mondiale e, per chi vive a Kiev, dell’invasione tedesca dell’Ucraina nel 1942.

Mentre iniziamo a comprendere cosa significa tutto questo per noi in quanto individui e cittadini, è fondamentale cercare di trasformare questo in un momento di insegnamento e applicare i valori nonviolenti alla crisi.

In primo luogo, è importante unirsi alla comunità internazionale nel condannare le azioni illegali intraprese dai leader russi. Non esisterà mai nessuna scusa nei riguardi di una palese aggressione.

In secondo luogo, è fondamentale continuare a sollecitare il presidente Putin e i leader russi a concordare un immediato cessate il fuoco e ritirare tutte le forze russe da tutte le zone dell’Ucraina il più presto possibile. Un po’ sorprendentemente, Putin ha detto che sarebbe felice di incontrare la leadership ucraina a Minsk per esplorare la possibilità di un cessate il fuoco. I costruttori di pace devono continuare a cercare opportunità per portare le parti in guerra al tavolo dei negoziati diplomatici sui problemi presenti e alla base della situazione attuale. Se non c’è il desiderio da parte della Russia di entrare in negoziati in buona fede, dobbiamo cercare il momento più maturo. Non dobbiamo perdere di vista il nostro impegno per soluzioni non violente anche nel caos della violenza.

In terzo luogo, mentre lottiamo per capire cosa sta guidando il conflitto, è importante concentrarsi sugli esseri umani coinvolti in ogni parte della guerra. Dobbiamo essere solidali con tutti coloro le cui vite sono state lacerate dalla guerra. La nostra motivazione trainante, in questo momento, deve essere la protezione della vita umana, la diminuzione della sofferenza e la fornitura di assistenza umanitaria ad ogni parte di questo sanguinoso caos.

In quarto luogo, dobbiamo ricordarci del principio di Johan Galtung: l’unica via per la pace è quella costruita attraverso mezzi pacifici. Questo significa cercare di stabilire contatti e comunicazioni con coloro che conosciamo in Russia e in Ucraina. Dobbiamo stare con loro, rispondere ai loro bisogni umanitari e prendersi cura degli operatori di pace che stanno tra loro, specialmente in Russia, dove chiedere la pace porta all’arresto. È vitale che le persone che conosciamo in Russia e in Ucraina non si sentano abbandonate dal mondo.

Mentre l’attenzione in questo momento si concentra sui leader, non dovremmo ignorare tutti i milioni di persone nell’Europa centrale che sono scioccati come noi dalla guerra e che hanno bisogno del nostro sostegno mentre le loro vite sono sconvolte e distrutte.

A livello decisionale, è imperativo assicurare alti livelli di comunicazione tra tutte le parti in guerra, in modo che un’altra profonda divisione e cortina di ferro non venga a crearsi in Europa. Mentre l’Occidente si mette in fila per imporre profonde sanzioni ai leader della Russia, non dobbiamo cadere nella trappola di demonizzare il popolo russo. Con il mondo intento a dividersi, il nostro ruolo è quello di unire le persone.

Infine, dobbiamo raggiungere coloro che ci circondano e lavorare con loro su alternative non violente alla guerra. Dobbiamo mantenere la calma e la concentrazione mentre gli altri condannano.

Dobbiamo continuare a concentrarci sul miglioramento delle nostre relazioni personali e politiche, nelle nostre case e nei paesi in cui viviamo. Dobbiamo aderire ai principi del rispetto, trattando gli altri (compresi i nostri nemici) con dignità, cercando soluzioni collaborative e superando le divisioni, ovunque le vediamo.

Soprattutto, dobbiamo rispondere a questo nuovo ciclo di sofferenza con cura, compassione e amore. È una tragedia e dobbiamo rispondere con coraggio e speranza, immaginando un mondo in cui la guerra sia obsoleta. Dobbiamo coltivare i “migliori angeli della nostra natura” (empatia, autocontrollo, moralità e ragione, N.d.T.) affinché questo disastro passi presto.